3 giugno 2012

Non dimentichiamo Tiananmen














Era la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 nella piazza Tian'anmen, in Cina,  questo coraggioso studente solo e armato di due sacchetti della spesa  affronta una colonna di carri armati.
Quella notte la massiccia protesta dei giovani studenti cinesi veniva soffocata nel sangue. L'esercito di liberazione popolare aprì il fuoco uccidendo centinaia, se non migliaia, di studenti e cittadini comuni che stavano chiedendo un governo più aperto e responsabile. Che chiedevano solo il rispetto della Costituzione.
La verità su Tian'anmen non la conosceremo mai.
Dal lato ufficiale, il governo cinese non solo ha sempre respinto ogni sollecitazione a ricostruire in modo trasparente e onesto cosa successe a piazza Tiananmen, ma – in occasione della recente apertura degli archivi nazionali – ha anche fatto sapere che i documenti su Tiananmen rimangono segreti, per evitare di recare danni alla “privacy” e alla “reputazione”.
Denunciava un anno fa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.
Il Rapporto Annuale 2012 di AI denuncia che le brutali tattiche repressive usate la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 e nei giorni successivi per stroncare il movimento studentesco per la democrazia, non fanno solo parte della storia. Sono, ancora oggi, uno strumento per sopprimere anche la possibilità di sfidare il monopolio del potere del Partito comunista. Vengono usate regolarmente per limitare la libertà d'associazione, d'espressione e d'assemblea riconosciute dalla Costituzione cinese.
In questi 23 anni la storia non ha insegnato niente.

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