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25 febbraio 2012

Bloggin day per Rossella Urru

Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate 
e con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi 

Questo blog aderisce all'iniziativa di http://sabrinaancarola.blogspot.com/2012/02/appello-tutti-i-blogger.html  per realizzare un bloggin day* per Rossella Urru il 29/2/2012  allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibili e di far parlare anche i media del rapimento di Rossella Urru, il 29 febbraio i blogger dedicheranno il proprio post a questo argomento. Per contribuire alla conversazione sui social network usiamo l'hastag  #freerossella


Ulteriori notizie sul rapimento di Rossella:
http://www.rossellaurru.it/

Colombia: Comunità di pace sotto attacco

Fin dalla sua fondazione nel 1997, i membri della Comunità di pace di San José de Apartadό subiscono le ostilità di tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Colombia. Oltre 170 persone sono state uccise dai paramilitari, che hanno agito da soli o in collusione con le forze di sicurezza, e dai gruppi della guerriglia.


La Comunità di pace di San José de Apartadό è costituita da persone che vivono in piccoli paesi e villaggi nella municipalità di Apartadó, dipartimento di Antioquia, in Colombia, che si sono impegnati a non prendere parte al quarantennale conflitto tra le forze di sicurezza e i paramilitari da un lato e i gruppi della guerriglia dall'altro. La Comunità si rifiuta di imbracciare le armi o di fornire informazioni o supporto logistico alle diverse parti coinvolte; in cambio, chiede loro di rispettare questa decisione.

Il più orribile degli attacchi alla Comunità di pace si è verificato il 21 febbraio 2005, quando truppe dell'esercito hanno ucciso otto persone, tra cui quattro bambini, e mutilato i loro corpi. Il processo ai membri della XVII Brigata dell'esercito che avrebbero preso parte all'attacco ha portato alla condanna a 20 anni di carcere del capitano dell'esercito Guillermo Armando Gordillo Sánchez, mentre altri 10 imputati sono stati prosciolti.

Dal massacro del 2005, la Comunità è stata soggetta a ripetute minacce e attacchi. Il 26 agosto 2009 due uomini armati non identificati hanno bloccato tre membri della comunità a Nueva Antioquia e li hanno portati in una base paramilitare nelle vicinanze, dove sono stati legati e torturati. Sono stati rilasciati il giorno dopo.

Il 6 febbraio 2008, la Corte interamericana dei diritti umani ha ordinato ancora una volta alle autorità colombiane di agire immediatamente per garantire l'incolumità a tutte le persone della Comunità di pace. Le autorità non hanno adottato misure concrete per attuare le ordinanze della Corte, non rispettando così gli obblighi di diritto internazionale.

Nonostante i nostri sforzi, la comunità continua ad essere in pericolo. Per questo abbiamo deciso di non abbassare l'attenzione, di fare pressione sul presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, affinché la comunità posso vivere  finalmente al sicuro da ogni forma di attacco.

Tra il 21 e il 27 febbraio, invia un fax direttamente al presidente della Colombia, basta un click!


INVIA UN FAX

12 febbraio 2012

Non estradate il blogger saudita che ha twittato su Maometto

Un poeta e scrittore saudita, Hamza Kashghari, fuggito dal Paese per le minacce ricevute dopo un commento su Twitter relativo a Maometto è stato arrestato in Malaysia, appena sceso dall'aereo che l'ha portato a Kuala Lumpur. L'operazione è avvenuta dietro mandato d'arresto da parte dell'Interpol, su richiesta di Riyadh.

Hamza Kashgari, 23 anni, era scappato da Jeddah (nell'ovest dell'Arabia Saudita) dopo le reazioni delle autorità religiose del Paese e di diversi utenti Internet, tra minacce di fatwa e invocazioni alla condanna a morte.
In occasione dell'anniversario della nascita del profeta, lo scorso sabato, su Twitter il giovane giornalista aveva scritto: "Nel giorno del tuo compleanno, non mi inchinerò davanti a te. Ho amato alcune cose di te ma ne ho aborrite altre, e non ho capito molti fatti che ti riguardano".

Il ‘cinguettio’ ha scatenato una bufera: il re saudita Abdullah ne ha ordinato l’arresto e oltre 10mila persone hanno sottoscritto una pagina Facebook che ne chiede la morte. Nel frattempo l’imam Nasser al-Omar, lo stesso che all’epoca invocò una ‘fatwa’ contro i musulmani che vedevano il Mondiale di calcio, ha chiesto che venga processato per apostasia, che in Arabia Saudita viene punita con la pena di morte.

Le autorità di Kuala Lumpur non hanno spiegato se intendono estradare Kashgari nella patria d'origine, dove la blasfemia è punibile con la condanna a morte, al contrario della Malaysia. Dopo il tweet incriminato, il ministro saudita dell'informazione Abdel Aziz Khoja aveva pubblicato a sua volta un commento su Twitter, annunciando la decisione di vietare a Kashgari di lavorare per i media nazionali.

Le ong Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto alle autorità malesi di non estradare in Arabia Saudita il poeta arabo che nel suo Paese rischia la pena di morte per apostasia.

27 gennaio 2012

La memoria corta

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In occasione della 67ma Giornata della memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"A 67 anni di distanza dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, i diritti umani che dopo l'orrore dell'Olocausto la comunità internazionale aveva promesso di riconoscere e proteggere, sono ancora da realizzare in buona parte del pianeta, Europa inclusa.

La storia recente del nostro continente è segnata da discriminazione etnica, omofobia, islamofobia, razzismo e antisemitismo.

A livello globale, a 10 anni dall'entrata in vigore dello Statuto della Corte penale internazionale, nata per dare seguito al bisogno di una giustizia sovranazionale in grado di processare i responsabili di gravi crimini di diritto internazionale, la lotta per sconfiggere l'impunità è ancora ostacolata da doppi standard, convenienze politiche e ritardi.

Entrata nel suo 51° anno di attività, Amnesty International rinnova, in occasione della Giornata della memoria, il suo impegno per proteggere i diritti umani, prevenire e impedire i crimini contro l'umanità, portare di fronte alla giustizia i loro responsabili e contrastare ogni tentativo di mettere in discussione l'importanza della memoria e della testimonianza"

20 gennaio 2012

Il processo al giudice Garzon è un colpo ai diritti umani


Il 24 gennaio il giudice Baltasar Garzón affronterà il processo di fronte alla Corte suprema spagnola, per aver abusato dei suoi poteri nella conduzione di un'inchiesta sui crimini di diritto internazionale commessi durante la Guerra civile del 1936-1939 e nei successivi decenni di dittatura del generale Francisco Franco. Se giudicato colpevole, il giudice Garzón potrebbe essere interdetto per 20 anni e tanto la sua carriera quanto l'inchiesta sui crimini della dittatura vedrebbero la parola fine.

Il giudice Garzón è un pioniere della giustizia internazionale e ha avviato importanti inchieste nei confronti di persone sospettate di aver commesso genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e tortura, la più celebre delle quali è quella che riguardò il generale cileno Augusto Pinochet.

"È semplicemente inimmaginabile che, a un giudice che ha efficacemente promosso procedimenti giudiziari contro crimini di diritto internazionale nel mondo, venga impedito dalla giustizia del suo paese di indagare su crimini del genere commessi in Spagna. Le accuse nei suoi confronti devono essere ritirate!" - ha dichiarato Hugo Relva, consulente giuridico di Amnesty International, che si trova a Madrid per assistere al processo.

Il giudice Garzón deve anche rispondere di due altre imputazioni: aver ricevuto tangenti e aver illegalmente intercettato conversazioni tra prigionieri e loro avvocati. Il giudice Garzón ha sempre negato ogni accusa. Amnesty International non entra nel merito di queste indagini.

Alla Corte suprema, il giudice Garzón deve rispondere dell'accusa di aver violato la legge d'amnistia del 1977, che secondo l'interpretazione corrente impedisce indagini su crimini commessi fino al 1976. Amnesty International dà ragione al giudice Garzón, il quale afferma che la Spagna dovrebbe abrogare la legge d'amnistia in quanto è in contrasto con l'obbligo di indagare su crimini di diritto internazionale.

"In base al diritto internazionale, non esiste prescrizione per le sparizioni forzate, la tortura e altri crimini contro l'umanità. La Spagna ha l'obbligo di svolgere indagini e, se vi sono sufficienti indizi di prova, di avviare processi nei confronti degli imputati e risarcire pienamente le vittime" - ha sottolineato Relva.

L'indagine del giudice Garzón, avviata nel 2008, è stata la prima a occuparsi del crimini di diritto internazionale commessi durante la Guerra civile e la dittatura di Franco. Ha riguardato oltre 114.000 casi di sparizione forzata avvenuti tra il luglio 1936 e il dicembre 1951.

In attesa della sentenza del processo Garzón, diverse altre indagini sulle violazioni dei diritti umani del passato sono state sospese.

"Pare che la ricerca della verità, della giustizia e della riparazione per i crimini di diritto internazionale del passato sia tenuta in ostaggio da un processo basato su un'accusa oltraggiosa. Piuttosto, la Spagna farebbe bene a raddoppiare gli sforzi per rivelare la sorte di centinaia di migliaia di vittime di sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e alti crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra civile e il regime di Franco, e portare i responsabili di fronte alla giustizia" - ha concluso Relva.
Amnesty International

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