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30 aprile 2012

Mai più complici: diciamo basta al femminicidio in Italia




Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale.
Wikipedia scrive che «avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita».

La parola Femminicidio è stata coniata a Ciudad Juarez, una città messicana ai confini con gli Stati Uniti, dove dal 1993 ad oggi sono state 413 donne sono state uccise e 600 sono scomparse.

In Italia il fenomeno è drammaticamente in crescita e a sentire la coordinatrice della Commissione Pari opportunità del Consiglio Forense Susanna Pisano solo il 6 per cento delle donne italiane denuncia la violenza subita. «La nostra è una piaga silenziosa e nascosta»
E Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, parla di femminicidio in Italia quando denuncia che «È la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni».

Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti (36 per cento), partner (18), parenti (13), ex (9), persino figli (11). Come se non bastasse, poi, «i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale»

Tratto da: Informare per Resistere

Cosa puoi fare?

Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Io voglio che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Ho appena letto e firmato la petizione online:
MAI PIU' COMPLICI
Io personalmente concordo con questa petizione e penso che anche tu potrai essere d’accordo.
Firma la petizione e divulgala fra i tuoi contatti.
Grazie

10 settembre 2011

Stati Uniti: fissata la data di esecuzione di Troy Davis


Il 6 settembre, un giudice della Georgia ha firmato l'ordine di esecuzione per Troy Davis, che autorizza lo stato ad eseguire la condanna nella settimana tra il 21 e il 28 settembre
Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l'omicidio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989. Nessuna prova fisica collega direttamente Davis all'omicidio e l'arma del delitto non è mai stata trovata. Il caso Davis si basa soprattutto sulle testimonianze oculari. Dall'inizio del processo, sette dei nove testimoni chiave hanno ritrattato o cambiato la loro testimonianza, a causa delle coercizione da parte della polizia. 

Il 28 marzo la Corte suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di accogliere la richiesta del caso Davis, dando così la possibilità allo stato della Georgia di fissare la quarta data della sua esecuzione. Nel 2007, Troy Davis è arrivato a meno di 24 ore dall'esecuzione; in quest'occasione l'ufficio per la grazia e la libertà vigilata ha sospeso l'esecuzione dichiarando che non l'avrebbe autorizzata "a meno che e fino a quando i suoi membri non fossero stati convinti della colpevolezza, senza alcun dubbio, dell'imputato". Nel 2008 sono state fissate altre due date per la sua esecuzione, entrambe sospese.

Dal 2007, tre stati degli Stati Uniti hanno abolito la pena di morte. Al momento della firma delle proposte legislative per l'abolizione della pena capitale, i tre governatori hanno sottolineato, tra le motivazione della scelta di rinunciare alla pena di morte, il rischio di commettere un errore irrevocabile. Da quando Troy Davis è nel braccio della morte, più di 90 detenuti sono stati rilasciati perché innocenti. In ognuno dei  primi processi relativi a questi casi, gli imputati erano stati giudicati colpevoli al di là di ogni ragionevole dubbio.
Aiutaci a salvare la vita di Troy Davis:

firma l'appello e invia un messaggio di solidarietà

4 luglio 2011

Sito non raggiungibile





Mobilitiamoci contro la delibera 668/2010 dell'Agcom per evitare che il 6 luglio l'Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni approvi un provvedimento che è una minaccia per la libertà d’espressione in rete.


Firma la petizione su:








5 dicembre 2010

Write for Rights: una maratona per i diritti umani

Per salvare una vita, a volte, basta davvero poco!


OGNI FIRMA CONTA. PIÙ FIRMIAMO, PIÙ LI FERMIAMO.

Anche quest'anno Amnesty International celebra la Dichiarazione universale dei diritti umani con la maratona "Write for Rights-Una lettera per i diritti umani": dal 2 al 19 dicembre, milioni di persone nel mondo firmeranno gli appelli per pretendere il rispetto dei diritti umani di Norma Cruz, Alejandro Solalinde Guerra, Mao Hengfeng, Su Su Nway e Walid Yunis Ahmad.

Le storie di persone arrestate ingiustamente, torturate, messe a morte possono scoraggiarti e farti sentire impotente. Non permettere che questo avvenga. Non lasciare sole queste persone, ma accendi i riflettori sulle violazioni che subiscono. Firma i nostri appelli: fai capire a coloro che non rispettano i diritti umani che hanno gli occhi del mondo puntati addosso.
La tua firma può fermarli!

Firmare un appello non è un gesto meccanico! Firmando non lasci sole persone che altrimenti lo sarebbero; pretendi il rispetto dei diritti umani e mandi un messaggio chiaro a coloro che li violano che non possono più continuare a farlo.
Aiutaci a fermarli! Dal 2 al 19 dicembre, partecipa alla maratona “Write for Rights”. La tua firma insieme a quelle di milioni di persone nel mondo può fare la differenza.

Segui questo link e inizia la maratona. Inserisci i tuoi dati, firma tutti gli appelli e arriva al traguardo!

25 novembre 2010

END FGM



Ogni giorno, almeno 8.000 donne e giovani donne del mondo subiscono la vergogna di essere forzatamente costrette alla mutilazione dei genitali.

La mutilazione genitale femminile (MGF) è una grave violazione dei diritti umani che mira a controllare il corpo delle donne.

L’Unione Europea (UE) deve rispettare gli obblighi dei diritti umani ponendo fine alla mutilazione genitale femminile e proteggendo le donne e giovani donne a rischio. L’approccio UE deve essere inclusivo, non stigmatizzante e basato sugli standard dei diritti umani internazionali.

Sostengo la Campagna Europea “END FGM” e faccio appello alle istituzioni dell’Unione Europea per la messa a punto di una strategia basata sui diritti umani per proteggere le donne e le giovani donne che hanno subito la mutilazione genitale femminile o che sono a rischio. Chiedo alle istituzioni dell’Unione Europea di mettere a punto una strategia UE per mettere definitivamente fine alla MGF.

Firma la petizione
http://www.endfgm.eu/it/petition/#sign

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http://pallavvelenata.blogspot.com