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3 giugno 2012

Non dimentichiamo Tiananmen














Era la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 nella piazza Tian'anmen, in Cina,  questo coraggioso studente solo e armato di due sacchetti della spesa  affronta una colonna di carri armati.
Quella notte la massiccia protesta dei giovani studenti cinesi veniva soffocata nel sangue. L'esercito di liberazione popolare aprì il fuoco uccidendo centinaia, se non migliaia, di studenti e cittadini comuni che stavano chiedendo un governo più aperto e responsabile. Che chiedevano solo il rispetto della Costituzione.
La verità su Tian'anmen non la conosceremo mai.
Dal lato ufficiale, il governo cinese non solo ha sempre respinto ogni sollecitazione a ricostruire in modo trasparente e onesto cosa successe a piazza Tiananmen, ma – in occasione della recente apertura degli archivi nazionali – ha anche fatto sapere che i documenti su Tiananmen rimangono segreti, per evitare di recare danni alla “privacy” e alla “reputazione”.
Denunciava un anno fa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.
Il Rapporto Annuale 2012 di AI denuncia che le brutali tattiche repressive usate la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 e nei giorni successivi per stroncare il movimento studentesco per la democrazia, non fanno solo parte della storia. Sono, ancora oggi, uno strumento per sopprimere anche la possibilità di sfidare il monopolio del potere del Partito comunista. Vengono usate regolarmente per limitare la libertà d'associazione, d'espressione e d'assemblea riconosciute dalla Costituzione cinese.
In questi 23 anni la storia non ha insegnato niente.

20 maggio 2012

La mafia è una montagna di merda



Sono all'incirca le 7.45 del 19 maggio quando di fronte all'Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi si scatena l’inferno. Tre bombole di gas piazzate davanti a scuola esplodono uccidendo una ragazza e ferendo altri sette studenti. Melissa Bassi, 16 anni, di Mesagne, non ce la fa. Il suo corpo è devastato dalle ustioni. Muore in ospedale. La sua amica Veronica Capodieci viene ricoverata in gravi condizioni.

Il mio pensiero ritorna a quel 12 dicembre 1969 a Milano in quella Banca a Piazza Fontana dove morirono 17 persone e 88 furono ferite. E poi in sequenza le immagini dei treni che deragliano, la Questura di Milano, Piazza della Loggia, la stazione di Bologna ..... tutto per riportare in Italia la "normalità". Nessun mandante ha mai pagato per tutte quelle morti.

Secondo la Commissione antimafia "Rappresentare la mafia con gli stereotipi accennati e dare di essa l’immagine di una piovra o di un cancro, significa far apparire una organizzazione fatta di uomini, armi, denaro, relazioni politiche e finanziarie, come un qualcosa di inafferrabile e di invincibile."

Secondo Giovanni Falcone « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. »

Non dobbiamo arrenderci e non dobbiamo spostare la lotta sul piano che vogliono loro.
La mafia si combatte con la cultura della legalità.

Contro la strategia della tensione, rivolta democratica - micromega-online - micromega

30 aprile 2012

Mai più complici: diciamo basta al femminicidio in Italia




Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale.
Wikipedia scrive che «avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita».

La parola Femminicidio è stata coniata a Ciudad Juarez, una città messicana ai confini con gli Stati Uniti, dove dal 1993 ad oggi sono state 413 donne sono state uccise e 600 sono scomparse.

In Italia il fenomeno è drammaticamente in crescita e a sentire la coordinatrice della Commissione Pari opportunità del Consiglio Forense Susanna Pisano solo il 6 per cento delle donne italiane denuncia la violenza subita. «La nostra è una piaga silenziosa e nascosta»
E Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, parla di femminicidio in Italia quando denuncia che «È la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni».

Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti (36 per cento), partner (18), parenti (13), ex (9), persino figli (11). Come se non bastasse, poi, «i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale»

Tratto da: Informare per Resistere

Cosa puoi fare?

Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Io voglio che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Ho appena letto e firmato la petizione online:
MAI PIU' COMPLICI
Io personalmente concordo con questa petizione e penso che anche tu potrai essere d’accordo.
Firma la petizione e divulgala fra i tuoi contatti.
Grazie

2 marzo 2012

Send a Message: la tua libertà a sostegno di Aung San Suu Kyi




Esce il 23 marzo nelle sale italiane il film "The Lady" di Luc Besson, che racconta la vicenda umana e politica della leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.


Suu Kyi, dopo essere stata privata per oltre 15 anni della libertà personale, è stata scarcerata il 13 novembre 2010 ed è candidata alle elezioni suppletive di aprile.


Negli ultimi mesi, le pressioni sulla giunta militare al potere in Myanmar hanno favorito il rilascio di almeno 477 prigionieri di coscienza e prigionieri politici, tra cui i noti dissidenti Zaw Htet Ko Ko, Zarganar, Su Su Nway, Htay Kywe, U Khun Htun Oo, Min Ko Naing e U Gambira.


Oltre 1000 prigionieri politici, molti dei quali prigionieri di coscienza, rimangono tuttavia ancora dietro le sbarre. Amnesty International continua a sollecitare il loro rilascio e a chiedere che tutte le persone scarcerate possano prendere liberamente parte al processo politico in corso ed esercitare i loro diritti alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione.


Amnesty International Italia, nell'ambito del patrocinio al film, sta già collaborando con Good Films, la società di distribuzione di "The Lady", a una serie di attività.


Tra queste le campagne:

  • "Send a Message" che prevede la registrazione di un videomessaggio a sostegno di Aung San Suu Kyi e dei diritti umani del popolo di Myanmar. Per farlo, basta andare sulla pagina Facebook di Good Films!
  • “Use your freedom to promote ours” , la campagna che si ispira alla celebre frase di Aung San Suu Kyi dove si può caricare una foto e lasciare un pensiero per unire la nostra voce alla sua in difesa dei diritti umani 



29 febbraio 2012

#FREE ROSSELLA URRU



Pallavvelenata aderisce al bloggin day per Rossella Urru la cooperante del CISP presso il campo dei rifugiati Saharawi, in Algeria, che dal 22 ottobre 2011 è prigioniera di un gruppo estremista, insieme ad altre due persone: Ainhoa Fernández de Rincón ed Enric Gonyalons.
Su questo rapimento qualcuno chiede il massimo riserbo, per motivi tecnico-strategici, ma sono convinta che tacere a livello di comunicazione possa far diminuire lo spessore drammatico di questa vicenda.

Il popolo di internet, quello dei social network, si è mobilitato con l'intento di dare la massima visibilità alla storia di Rossella che per gran parte dell'opinione pubblica è una sconosciuta. Non facciamo cadere nell’oblio informativo il rapimento di una ragazza che a 29 anni senza clamore ha deciso di mettere in gioco la propria vita per offrirla agli altri.

Continuiamo a raccontare la  storia di Rossella Urru per non dimenticare l'Italia di cui vantarsi!

Grazie allora a Sabrina Ancarola, che ha lanciato il bloggin day per ricordare Rossella Urru e gli altri cooperanti ancora in mano ai sequestratori.

Rossella Urru Libera.

#freerossellaurru

25 febbraio 2012

Bloggin day per Rossella Urru

Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate 
e con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi 

Questo blog aderisce all'iniziativa di http://sabrinaancarola.blogspot.com/2012/02/appello-tutti-i-blogger.html  per realizzare un bloggin day* per Rossella Urru il 29/2/2012  allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibili e di far parlare anche i media del rapimento di Rossella Urru, il 29 febbraio i blogger dedicheranno il proprio post a questo argomento. Per contribuire alla conversazione sui social network usiamo l'hastag  #freerossella


Ulteriori notizie sul rapimento di Rossella:
http://www.rossellaurru.it/

Colombia: Comunità di pace sotto attacco

Fin dalla sua fondazione nel 1997, i membri della Comunità di pace di San José de Apartadό subiscono le ostilità di tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Colombia. Oltre 170 persone sono state uccise dai paramilitari, che hanno agito da soli o in collusione con le forze di sicurezza, e dai gruppi della guerriglia.


La Comunità di pace di San José de Apartadό è costituita da persone che vivono in piccoli paesi e villaggi nella municipalità di Apartadó, dipartimento di Antioquia, in Colombia, che si sono impegnati a non prendere parte al quarantennale conflitto tra le forze di sicurezza e i paramilitari da un lato e i gruppi della guerriglia dall'altro. La Comunità si rifiuta di imbracciare le armi o di fornire informazioni o supporto logistico alle diverse parti coinvolte; in cambio, chiede loro di rispettare questa decisione.

Il più orribile degli attacchi alla Comunità di pace si è verificato il 21 febbraio 2005, quando truppe dell'esercito hanno ucciso otto persone, tra cui quattro bambini, e mutilato i loro corpi. Il processo ai membri della XVII Brigata dell'esercito che avrebbero preso parte all'attacco ha portato alla condanna a 20 anni di carcere del capitano dell'esercito Guillermo Armando Gordillo Sánchez, mentre altri 10 imputati sono stati prosciolti.

Dal massacro del 2005, la Comunità è stata soggetta a ripetute minacce e attacchi. Il 26 agosto 2009 due uomini armati non identificati hanno bloccato tre membri della comunità a Nueva Antioquia e li hanno portati in una base paramilitare nelle vicinanze, dove sono stati legati e torturati. Sono stati rilasciati il giorno dopo.

Il 6 febbraio 2008, la Corte interamericana dei diritti umani ha ordinato ancora una volta alle autorità colombiane di agire immediatamente per garantire l'incolumità a tutte le persone della Comunità di pace. Le autorità non hanno adottato misure concrete per attuare le ordinanze della Corte, non rispettando così gli obblighi di diritto internazionale.

Nonostante i nostri sforzi, la comunità continua ad essere in pericolo. Per questo abbiamo deciso di non abbassare l'attenzione, di fare pressione sul presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, affinché la comunità posso vivere  finalmente al sicuro da ogni forma di attacco.

Tra il 21 e il 27 febbraio, invia un fax direttamente al presidente della Colombia, basta un click!


INVIA UN FAX

12 febbraio 2012

Non estradate il blogger saudita che ha twittato su Maometto

Un poeta e scrittore saudita, Hamza Kashghari, fuggito dal Paese per le minacce ricevute dopo un commento su Twitter relativo a Maometto è stato arrestato in Malaysia, appena sceso dall'aereo che l'ha portato a Kuala Lumpur. L'operazione è avvenuta dietro mandato d'arresto da parte dell'Interpol, su richiesta di Riyadh.

Hamza Kashgari, 23 anni, era scappato da Jeddah (nell'ovest dell'Arabia Saudita) dopo le reazioni delle autorità religiose del Paese e di diversi utenti Internet, tra minacce di fatwa e invocazioni alla condanna a morte.
In occasione dell'anniversario della nascita del profeta, lo scorso sabato, su Twitter il giovane giornalista aveva scritto: "Nel giorno del tuo compleanno, non mi inchinerò davanti a te. Ho amato alcune cose di te ma ne ho aborrite altre, e non ho capito molti fatti che ti riguardano".

Il ‘cinguettio’ ha scatenato una bufera: il re saudita Abdullah ne ha ordinato l’arresto e oltre 10mila persone hanno sottoscritto una pagina Facebook che ne chiede la morte. Nel frattempo l’imam Nasser al-Omar, lo stesso che all’epoca invocò una ‘fatwa’ contro i musulmani che vedevano il Mondiale di calcio, ha chiesto che venga processato per apostasia, che in Arabia Saudita viene punita con la pena di morte.

Le autorità di Kuala Lumpur non hanno spiegato se intendono estradare Kashgari nella patria d'origine, dove la blasfemia è punibile con la condanna a morte, al contrario della Malaysia. Dopo il tweet incriminato, il ministro saudita dell'informazione Abdel Aziz Khoja aveva pubblicato a sua volta un commento su Twitter, annunciando la decisione di vietare a Kashgari di lavorare per i media nazionali.

Le ong Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto alle autorità malesi di non estradare in Arabia Saudita il poeta arabo che nel suo Paese rischia la pena di morte per apostasia.

27 gennaio 2012

La memoria corta

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In occasione della 67ma Giornata della memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"A 67 anni di distanza dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, i diritti umani che dopo l'orrore dell'Olocausto la comunità internazionale aveva promesso di riconoscere e proteggere, sono ancora da realizzare in buona parte del pianeta, Europa inclusa.

La storia recente del nostro continente è segnata da discriminazione etnica, omofobia, islamofobia, razzismo e antisemitismo.

A livello globale, a 10 anni dall'entrata in vigore dello Statuto della Corte penale internazionale, nata per dare seguito al bisogno di una giustizia sovranazionale in grado di processare i responsabili di gravi crimini di diritto internazionale, la lotta per sconfiggere l'impunità è ancora ostacolata da doppi standard, convenienze politiche e ritardi.

Entrata nel suo 51° anno di attività, Amnesty International rinnova, in occasione della Giornata della memoria, il suo impegno per proteggere i diritti umani, prevenire e impedire i crimini contro l'umanità, portare di fronte alla giustizia i loro responsabili e contrastare ogni tentativo di mettere in discussione l'importanza della memoria e della testimonianza"

20 gennaio 2012

Il processo al giudice Garzon è un colpo ai diritti umani


Il 24 gennaio il giudice Baltasar Garzón affronterà il processo di fronte alla Corte suprema spagnola, per aver abusato dei suoi poteri nella conduzione di un'inchiesta sui crimini di diritto internazionale commessi durante la Guerra civile del 1936-1939 e nei successivi decenni di dittatura del generale Francisco Franco. Se giudicato colpevole, il giudice Garzón potrebbe essere interdetto per 20 anni e tanto la sua carriera quanto l'inchiesta sui crimini della dittatura vedrebbero la parola fine.

Il giudice Garzón è un pioniere della giustizia internazionale e ha avviato importanti inchieste nei confronti di persone sospettate di aver commesso genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e tortura, la più celebre delle quali è quella che riguardò il generale cileno Augusto Pinochet.

"È semplicemente inimmaginabile che, a un giudice che ha efficacemente promosso procedimenti giudiziari contro crimini di diritto internazionale nel mondo, venga impedito dalla giustizia del suo paese di indagare su crimini del genere commessi in Spagna. Le accuse nei suoi confronti devono essere ritirate!" - ha dichiarato Hugo Relva, consulente giuridico di Amnesty International, che si trova a Madrid per assistere al processo.

Il giudice Garzón deve anche rispondere di due altre imputazioni: aver ricevuto tangenti e aver illegalmente intercettato conversazioni tra prigionieri e loro avvocati. Il giudice Garzón ha sempre negato ogni accusa. Amnesty International non entra nel merito di queste indagini.

Alla Corte suprema, il giudice Garzón deve rispondere dell'accusa di aver violato la legge d'amnistia del 1977, che secondo l'interpretazione corrente impedisce indagini su crimini commessi fino al 1976. Amnesty International dà ragione al giudice Garzón, il quale afferma che la Spagna dovrebbe abrogare la legge d'amnistia in quanto è in contrasto con l'obbligo di indagare su crimini di diritto internazionale.

"In base al diritto internazionale, non esiste prescrizione per le sparizioni forzate, la tortura e altri crimini contro l'umanità. La Spagna ha l'obbligo di svolgere indagini e, se vi sono sufficienti indizi di prova, di avviare processi nei confronti degli imputati e risarcire pienamente le vittime" - ha sottolineato Relva.

L'indagine del giudice Garzón, avviata nel 2008, è stata la prima a occuparsi del crimini di diritto internazionale commessi durante la Guerra civile e la dittatura di Franco. Ha riguardato oltre 114.000 casi di sparizione forzata avvenuti tra il luglio 1936 e il dicembre 1951.

In attesa della sentenza del processo Garzón, diverse altre indagini sulle violazioni dei diritti umani del passato sono state sospese.

"Pare che la ricerca della verità, della giustizia e della riparazione per i crimini di diritto internazionale del passato sia tenuta in ostaggio da un processo basato su un'accusa oltraggiosa. Piuttosto, la Spagna farebbe bene a raddoppiare gli sforzi per rivelare la sorte di centinaia di migliaia di vittime di sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e alti crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra civile e il regime di Franco, e portare i responsabili di fronte alla giustizia" - ha concluso Relva.
Amnesty International

24 ottobre 2011

Omaggio ad Antonio Cassese



Antonio Cassese è morto sabato 22 ottobre a Firenze, all'età di 74 anni.

La comunità globale degli attivisti per i diritti umani è oggi più povera, avendo perso un punto di riferimento insostituibile. Antonio Cassese ha lasciato però un patrimonio inestimabile: i suoi libri, che scriveva la mattina presto, nelle ore più tranquille della giornata, e sui quali si sono formate generazioni di studiosi del diritto internazionale dei diritti umani; i suoi articoli apparsi per anni su diversi quotidiani, con i quali si proponeva di portare la cultura dei diritti umani nelle case degli italiani, sforzandosi di leggere - caso più unico che raro nel nostro paese - l'attualità internazionale nella prospettiva dei diritti umani; e i suoi progetti, fra i quali figurano due delle istituzioni più importanti e innovative nell'ultimo mezzo secolo di sviluppo del sistema di garanzia dei diritti umani: il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia.

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5271

10 settembre 2011

Stati Uniti: fissata la data di esecuzione di Troy Davis


Il 6 settembre, un giudice della Georgia ha firmato l'ordine di esecuzione per Troy Davis, che autorizza lo stato ad eseguire la condanna nella settimana tra il 21 e il 28 settembre
Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l'omicidio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989. Nessuna prova fisica collega direttamente Davis all'omicidio e l'arma del delitto non è mai stata trovata. Il caso Davis si basa soprattutto sulle testimonianze oculari. Dall'inizio del processo, sette dei nove testimoni chiave hanno ritrattato o cambiato la loro testimonianza, a causa delle coercizione da parte della polizia. 

Il 28 marzo la Corte suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di accogliere la richiesta del caso Davis, dando così la possibilità allo stato della Georgia di fissare la quarta data della sua esecuzione. Nel 2007, Troy Davis è arrivato a meno di 24 ore dall'esecuzione; in quest'occasione l'ufficio per la grazia e la libertà vigilata ha sospeso l'esecuzione dichiarando che non l'avrebbe autorizzata "a meno che e fino a quando i suoi membri non fossero stati convinti della colpevolezza, senza alcun dubbio, dell'imputato". Nel 2008 sono state fissate altre due date per la sua esecuzione, entrambe sospese.

Dal 2007, tre stati degli Stati Uniti hanno abolito la pena di morte. Al momento della firma delle proposte legislative per l'abolizione della pena capitale, i tre governatori hanno sottolineato, tra le motivazione della scelta di rinunciare alla pena di morte, il rischio di commettere un errore irrevocabile. Da quando Troy Davis è nel braccio della morte, più di 90 detenuti sono stati rilasciati perché innocenti. In ognuno dei  primi processi relativi a questi casi, gli imputati erano stati giudicati colpevoli al di là di ogni ragionevole dubbio.
Aiutaci a salvare la vita di Troy Davis:

firma l'appello e invia un messaggio di solidarietà

4 luglio 2011

Sito non raggiungibile





Mobilitiamoci contro la delibera 668/2010 dell'Agcom per evitare che il 6 luglio l'Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni approvi un provvedimento che è una minaccia per la libertà d’espressione in rete.


Firma la petizione su:








29 maggio 2011

Auguri Amnesty

The Observer  - 28 maggio 1961
«Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili al suo governo. Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto»
Così iniziava la lettera che l’avvocato inglese Peter Benenson inviò al quotidiano britannico “The Observer”, a sostegno di due studenti portoghesi, che furono condannati a sette anni di reclusione per aver fatto un brindisi augurale in nome della libertà, durante il periodo del regime dittatoriale di Antonio de Oliveira Salazar.  
La richiesta di Benenson ai lettori era di scrivere altre lettere a sostegno degli studenti.
La campagna nata in seguito fu vastissima e vide la costituzione, in una dozzina di paesi, di gruppi che sostenevano la causa dei due giovani portoghesi imprigionati. L’azione di Amnesty al giorno d’oggi rimane pressoché la stessa: accertare con accuratezza eventuali abusi e violazioni dei diritti umani, attraverso ricerche sistematiche, e denunciarli rendendo pubblici i risultati di tali analisi, sensibilizzando l’opinione pubblica a fare pressione sui governi allo scopo di porre fine a questi abusi. Inoltre, ai governi viene richiesto di rispettare la sovranità della legge e di ratificare ed attuare gli atti sulla protezione internazionale dei diritti umani.


Dalla collaborazione tra Amnesty International e il Corriere della Sera nasce Le persone e la dignità, un blog sui diritti umani. Obiettivo comune è tenere lo sguardo fermo su quello che succede nel mondo, tra grandi crisi internazionali e fatti quotidiani nelle nostre città. Dalla libertà d’espressione al rischio di genocidi in luoghi dimenticati, dal traffico illegale d’armi alle violenze domestiche. Raccontando le storie di attivismo, coraggio e resistenza.

Perché la candela accesa da Peter Benenson 50 anni fa resti un piccolo faro per chi naviga e combatte le ingiustizie.

28 aprile 2011

Human Rights Tour 50°

Il 28 maggio parte lo “HUMAN RIGHTS TOUR 50°”, un tour artistico nazionale promosso da Amnesty International che durerà fino al 28 maggio 2012.


Amnesty International celebrerà il 50° anniversario della sua nascita il prossimo 28 maggio e vogliamo festeggiare nel migliore dei modi, coinvolgendo artisti che hanno collaborato con noi o che vorranno cominciare a farlo a partire da questo anno speciale.

Sì perché molto è stato fatto nella promozione dei diritti umani, ma molto resta da fare!

Nei prossimi mesi il calendario si riempirà di eventi dedicati ai nostri 50 anni di lotte per i diritti umani e abbiamo bisogno di una mano in più. Cliccate su “Entra nel gruppo” e aggiungete tutti i vostri contatti. In questo modo potrete rimanere aggiornati sulle iniziative dello HUMAN RIGHTS TOUR 50° e sostenerci come meglio credete, anche solo aiutandoci a promuovere gli eventi.

Unite la vostra voce a quella di più di due milioni di persone che quotidianamente difendono e promuovono i diritti umani nel mondo. Unitevi alla più grande comunità di difensori dei diritti umani nel mondo!



Lettera agli artisti

24 dicembre 2010

Buon Natale e felice 2011





Come una candela ne accende un'altra 

e si trovano accese migliaia di candele, 

così un cuore ne accende un altro 

e si accendono migliaia di cuori 

(Lev Tolstoi)




Il risultato del nostro impegno e di chi ha cuore i diritti umani è dimostrato dalle buone notizie che ci arrivano ogni giorno: prigionieri politici liberati, condanne a morte commutate, leggi liberticide cancellate, sgomberi forzati fermati e tanto altro. Leggi le migliori buone notizie del 2010


Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità.

10 dicembre 2010

Giornata Mondiale dei Diritti Umani


Oggi alla cerimonia a Oslo della consegna del Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, dissidente cinese in carcere dal 2009 per una condanna a 11 anni per 'istigazione alla sovversione', al suo posto ci sarà una sedia vuota. Liu è accusato di essere tra i promotori di 'Carta08', il documento favorevole alla democrazia che è stato firmato da oltre duemila cittadini cinesi.

La Giornata Mondiale dei Diritti Umani, che si celebra il 10 dicembre, è dedicata quest’anno a tutti coloro che sono impegnati nella difesa dei diritti umani per porre fine alle discriminazioni.
In questa giornata si renderà onore a tutti i sostenitori dei diritti umani che lottano contro la discriminazione, esponendo spesso a gravi rischi non soltanto la loro persona ma anche le loro famiglie.

Gli attivisti nel campo dei diritti umani denunciano ogni tipo di abuso e violazione come discriminazioni, situazioni di emarginazione, sopraffazione e  violenza. Si impegnano al massimo per promuovere la giustizia e cercano in ogni modo di proteggere le vittime che subiscono gravi violazioni dei diritti umani. Reclamano a gran voce che vengano portati davanti alla giustizia i responsabili di queste violazioni chiedendo più trasparenza nelle azioni dei governi: tutte queste azioni mettono a repentaglio la loro sicurezza e quella delle loro famiglie.

Alcuni difensori dei diritti umani sono noti al grande pubblico, ma la maggior parte non lo sono. Lavorano in ogni parte del mondo, operando da soli e in gruppo, a tutti i livelli: nelle comunità locali, negli ambienti politici nazionali e a livello internazionale.  

La Giornata Mondiale dei Diritti Umani di quest’anno intende dare luce e sottolineare i risultati raggiunti dai sostenitori dei diritti umani, sottolineando  ancora una volta il ruolo fondamentale che governi devono assumere per rafforzare e proteggere il ruolo di coloro che si spendono per la difesa dei diritti umani.
Scopo di questa giornata è anche quello di creare una nuova generazione di difensori dei diritti umani, motivandoli a denunciarne le violazioni e ad operare per porre fine alle discriminazioni in tutte le sue forme.

Questo cammino non si conclude il 10 dicembre 2010. L’obiettivo sarà puntato sull’attività dei difensori dei diritti umani durante tutto il 2011.

5 dicembre 2010

Write for Rights: una maratona per i diritti umani

Per salvare una vita, a volte, basta davvero poco!


OGNI FIRMA CONTA. PIÙ FIRMIAMO, PIÙ LI FERMIAMO.

Anche quest'anno Amnesty International celebra la Dichiarazione universale dei diritti umani con la maratona "Write for Rights-Una lettera per i diritti umani": dal 2 al 19 dicembre, milioni di persone nel mondo firmeranno gli appelli per pretendere il rispetto dei diritti umani di Norma Cruz, Alejandro Solalinde Guerra, Mao Hengfeng, Su Su Nway e Walid Yunis Ahmad.

Le storie di persone arrestate ingiustamente, torturate, messe a morte possono scoraggiarti e farti sentire impotente. Non permettere che questo avvenga. Non lasciare sole queste persone, ma accendi i riflettori sulle violazioni che subiscono. Firma i nostri appelli: fai capire a coloro che non rispettano i diritti umani che hanno gli occhi del mondo puntati addosso.
La tua firma può fermarli!

Firmare un appello non è un gesto meccanico! Firmando non lasci sole persone che altrimenti lo sarebbero; pretendi il rispetto dei diritti umani e mandi un messaggio chiaro a coloro che li violano che non possono più continuare a farlo.
Aiutaci a fermarli! Dal 2 al 19 dicembre, partecipa alla maratona “Write for Rights”. La tua firma insieme a quelle di milioni di persone nel mondo può fare la differenza.

Segui questo link e inizia la maratona. Inserisci i tuoi dati, firma tutti gli appelli e arriva al traguardo!

25 novembre 2010

END FGM



Ogni giorno, almeno 8.000 donne e giovani donne del mondo subiscono la vergogna di essere forzatamente costrette alla mutilazione dei genitali.

La mutilazione genitale femminile (MGF) è una grave violazione dei diritti umani che mira a controllare il corpo delle donne.

L’Unione Europea (UE) deve rispettare gli obblighi dei diritti umani ponendo fine alla mutilazione genitale femminile e proteggendo le donne e giovani donne a rischio. L’approccio UE deve essere inclusivo, non stigmatizzante e basato sugli standard dei diritti umani internazionali.

Sostengo la Campagna Europea “END FGM” e faccio appello alle istituzioni dell’Unione Europea per la messa a punto di una strategia basata sui diritti umani per proteggere le donne e le giovani donne che hanno subito la mutilazione genitale femminile o che sono a rischio. Chiedo alle istituzioni dell’Unione Europea di mettere a punto una strategia UE per mettere definitivamente fine alla MGF.

Firma la petizione
http://www.endfgm.eu/it/petition/#sign

26 agosto 2010

In ricordo di Andrea Parodi



Non potho reposare amore e coro
pensende a tie soe donzi momentu.
No istes in tristura prenda e oro
né in dispiaghere o pensamentu.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.

Si m'esseret possibile d'anghelu
d'ispiritu invisibile piccabo
sas formas; che furabo dae chelu
su sole e sos isteddos e formabo
unu mundu bellissimu pro tene,
pro poder dispensare cada bene.
unu mundu bellissimu pro tene,
pro poder dispensare cada bene.

(Risposta de Diosa)

Non potho biver, non, chen'amargura,
luntanu dae tene amadu coro.
A nudda vale sa bella natura
si no est a curtzu su meu tesoro,

T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.

Non potho reposare amore e coro ... non potho reposare
Non potho reposare amore e coro ... non potho reposare

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